Gli anni del dopoguerra, le condizioni del lavoro e le lotte per l'affermazione delle libertà democratiche nei luoghi di lavoro
La Testimonianza di Ernesto Cevenini          

Nel 1943 avevo 15 anni. Ricordo lo smarrimento quando, dopo l'arresto di Mussolini, si comprese che la guerra non sarebbe finita subito. I militari senza ordini ritornavano a casa e poi... in montagna. Anche mio fratello se ne andò in montagna ed io, ragazzino, facevo la spola fra casa e i luoghi di appuntamento per garantire il cibo al gruppo. Questo fu il mio piccolo contributo alla Resistenza.

Il 1° Maggio 1945, appena i partiti uscirono dalla clandestinità e riaprì la Camera del Lavoro, eravamo già tutti iscritti al PCI ed alla CGIL.

Nel 1946, davanti alla ICO, durante un picchetto, fui arrestato per dimostrazione sediziosa: un giorno al fresco e poi fui rilasciato.

Nell'immediato dopoguerra feci il fattorino, mentre finivo l'avviamento professionale che avevo interrotto con la guerra. Nel 1948 entrai in fabbrica, alla Maccaferri, ed iniziai la mia attività di delegato sindacale.
La militanza in CGIL mi consentì di imparare molto dai dirigenti che avevano fatto la Resistenza, e mi avvicinò anche alla politica. Erano tempi durissimi, perchè l'unità nazionale era finita e da parte della classe imprenditoriale era in atto il tentativo di annullare l'esperienza stessa della Liberazione e di affossare la democrazia.

Nel partito ebbi l'incarico di organizzare i giovani; ma poi venne la leva del 1951 e fui mandato prima a Palermo, poi a Roma.

Nel 1953 torno a casa e trovo lavoro alla Maccaferri, dove finisco al "confino", la postazione peggiore, a causa della mia militanza sindacale. Ci rimango un poco, poi mi ricollocano al mio reparto: trafileria.

L'anno dopo, 1954, a seguito dello sciopero durato 23 giorni consecutivi, vengo licenziato, senza giusta causa, insieme ad altri 60 dipendenti, tutti militanti sindacali. La colpa stava nelle richieste della piattaforma aziendale: mensa, igiene dei locali, servizi ai lavoratori, diritto di assemblea.
Quei giorni furono ancora più terribili perchè coincisero con la nascita della mia prima figlia, Alessandra, a cui dovevo un futuro.

Nel 1955 gli operai della Ducati indissero le Assise per le Libertà Democratiche: vi aderirono le Amministrazioni locali, professionisti, intellettuali, giornalisti, e naturalmente tutte le maestranze delle fabbriche delle cooperative del mondo agricolo.

Le Assise hanno inizio il giorno 17 aprile 1955 in Sala Farnese. Sono presenti il Sindaco Dozza, gli Assessori , la Provincia.

   

Ernesto Cevenini

coordinatore del ComitatoProvinciale Emilia Romagna ex lavoratori licenziati per rappresaglia negli anni 1950 - 1970

 

   

ascolta la tesimonianza raccolta il 13 novembre 2003 presso la Camera del Lavoro di Bologna

 

 

 

Apre i lavori Giuseppe Soavi della Ducati, ma intervengono da quasi tutte le fabbriche ed anche gli assessori. L'Assise ebbe una grande ripercussione e fu l'inizio di una riflessione collettiva che coinvolse tutto il Paese. Contemporaneamente fu fatta a Torino, Milano, Genova , Civitavecchia, Brindisi, Taranto.

La eco delle Assise fu tale che non poté rimanere indifferente nemmeno il Parlamento; i Comunisti ed i Socialisti ottennero una Commissione di Inchiesta sulle condizioni dei Lavoratori in Italia.

La Commissione lavorò diversi anni, ma non diede esiti rilevanti, né produsse un dibattito parlamentare efficace. Ci vollero altri 15 anni di lotte, e di conquiste contrattuali, perchè il Parlamento licenziasse la legge 300/1970 : Lo Statuto dei Lavoratori.

Ernesto Cevenini

 

 

riferimenti bibliografici reperibili presso la Biblioteca Don L. Milani di Rastignano (Bo) tel 051-6260675:

- “Assise per la difesa delle libertà democratiche, atti e documenti a cura della C.d.l.M.”

- “La Costituzione negata nelle fabbriche” di L. Arbizzani

 

 

 

 

 

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Guarda nella galleria di immagini la mostra fotografica del Comitato Lavoratori licenziati per motivi politici e religiosi

 

 

   
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Lo Statuto dei Lavoratori, Legge 300 del 20 maggio 1970, è costato non solo durissime lotte, sacrifici, galera e botte, ma anche la vita di uomini, e donne, che hanno pagato questo prezzo per il riconoscimento dei diritti fondamentali che oggi ci sembrano scontati, ma che potremmo anche perdere, ed in parte stiamo perdendo, se non teniamo alta l'attenzione e fresca la memoria.

 

 

 

Legge 30-2003

DDL 448 Bis

 

 

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