Andiamo a Barbiana Ovvero: almeno a Pianoro gli anni '70 non furono solamente anni di piombo

30 anni fa. Esattamente trent'anni fa.

Eravamo a fine anno '73. Noi ragazzi cresciuti alla grande scuola dei frati Francescani che allora erano a Pianoro. Padre Dario, padre Cesario, padre Stefano, padre Tarcisio. Padre Arduino era il nostro educatore. Una presenza impercettibile, ma vigile su ogni nostra azione. Il nostro punto di riferimento costante. Non aveva la pretesa di insegnare niente a nessuno. Era questa la sua forza……

Chi scrive, Claudio Scandellari, Claudio Bolognini, Umberto Ori, Mario Santagata, tanti ragazzi prima e anche dopo di noi ebbero la fortuna di essere stati educati a quella scuola. Ragazzi dalla mattina alla sera in mezzo ad una strada. Punto di riferimento costante era l'oratorio e il campetto della parrocchia. Un centro sociale all'aperto, si direbbe ora. Da li si partiva per le mille avventure che ognuno di noi aveva la capacità di inventarsi. I calanchi erano Cnyon invalicabili. Il Savena, il Colorado River. E poi scorribande a guardie e ladri, in bicicletta, d'inverno con le slitte. Dal campetto si partiva e li ci si ritrovava immancabilmente. Poi venne il momento della scuola a Bologna. Altre esigenze, altri punti di riferimento. I primi fermenti politici, le prime riunioni in una saletta al piano di sotto del circolo ARCI di Pianoro che prendemmo a frequentare. A fine anno 1973 in parrocchia i frati organizzarono una recita, quella che oggi potrebbe essere chiamata una veglia per la Pace: "Proposta di Natale", si chiamava. Era un incontro di esperienze che aveva come filo conduttore l'amore, la Pace, la non violenza e al quale parteciparono anche ragazzi della parrocchia di Carteria di Sesto, già attivi con un loro club teatrale . il club Chiaro da Sesto, appunto, con un loro educatore : Lino Goriup.

Ricordo Claudio Scandellari recitare Neruda e Brecht. Sandro Bacchi e Wladimiro Fontana cantare i Nomadi. Umberto Ori con John Lennon. E poi De Andrè, Guccini, i Gufi; Lauro Gadignani recitava in inglese, che era poi quasi la sua lingua madre. E tanti altri. Un'intera generazione di ragazzi pianoresi. Qualche tempo prima avevano fatto la loro comparsa a Pianoro i coniugi Brighenti. In special modo Paolo, divenne un ulteriore punto di riferimento per molti di questi ragazzi. Portava l'esperienza dei preti operai e del Movimento Cristiano Lavoratori. Era sindacalista alla FIAT.

Prese a fare il catechista e a frequentare assiduamente la parrocchia dove ci avvicinò, se vogliamo, ad un impegno piu' civile, di vita: piu' vicino al mondo del lavoro. In definitiva , un po' piu' politico. Ricordo in quella "Proposta di Natale" un presepio con San Giuseppe vestito da operaio della FIAT…. Al solo pensarlo, oggi, si rischierebbe di essere additati come terroristi!!

"Vi voglio far conoscere l'operato di Don Lorenzo Milani" , ci disse Paolo Brighenti qualche giorno dopo quella recita di Natale '73. "Si potrebbero fare delle cose interessanti…Una commedia per esempio" E cosi' fu'. Eravamo figli e fratelli di Padre Arduino, ma anche di quello che vivevamo ogni giorno a Bologna, a scuola, nelle tante manifestazioni che ogni giorno si svolgevano. Facemmo un primo sopraluogo a Barbiana nella primavera del 1974.

E poi via.

Claudio Bolognini fu' il "Vate" e scrisse buona parte del testo. L'altro Claudio, con Savino Paradiso lo sceneggio'. Marco Pancaldi, il grande Marco, lo musico' con canzoni dei King Krimson (Island) e di Mike Olfield (Tubolar Bells). Altri fecero altro. Ognuno fece la sua parte e tutti si sentirono partecipi. Le adesioni al gruppo aumentavano di giorno in giorno. Dagli iniziali 8-10 ragazzi si arrivo' a contarne fino a 40-50. Fatto , per cosi' dire, "lunare" se rapportato ai tempi odierni. Ma cosi' effettivamente fu'.

Un'intera generazione di ragazzi pianoresi, anzi quasi due, ruotava attorno al progetto al quale era stato dato il nome "Andiamo a Barbiana" .

Ragazzi di tutte le estrazioni sociali e culturali. Moltissime donne: Serafina Mastrorilli, Paola Rocca, Elisabetta Lazzarini, Angela Maini, Mirella Nascetti, Serena Giusti, tanto per citarne alcune.

E c'era gente anche di Bologna. Amica degli amici.

Il gruppo era unito da una gran voglia di fare. Di sperimentare. Di esprimenrsi. Null'altro al di fuori di questo. Le prove in parrocchia, altre volte al circolo ARCI o a casa di Brighenti. Altre volte ancora in osteria, dove si arrivava a spaccare il capello in mille, trovando sempre comunque un punto di convergenza. Venne il giorno della grande "Prima" e la si volle al cinema Igea di Pianoro, come luogo rappresentativo di tutta la comunita' pianorese. Quando pero' qualcuno si reco' in Questura per ottenere i permessi, questi vennero rifiutati per presunta inagibilita' del locale. Un primo scoglio, di natura imprecisata, si frapponeva al progetto. E a nulla valse una telefonata intercessoria di Paolo Brighenti al vicequestore. La decisione era gia' stat presa. E cosi' era. Punto e basta. La Burocrazia e il potere di cui avevamo sempre sentito parlare, si stavano materializzando. La commedia era gia' pero' bell' e pronta e si decise di farla comunque.

Anzi si decise di farne due. Due " Prime". Una alla sala parrocchiale come sempre dai Frati. Un'altra al campo sportivo di Pianoro dove allora si teneva il Festival dell'Unita'. E come se non bastasse, si decise di esporre un bel cartello con una scritta che piu' o meno recitava cosi'…. " Avremmo voluto che la commedia fosse patrimonio di tutta la cittadinanza e farla al cinema Igea. Visto che la Questura ci ha negato il permesso per inspiegabili motivi, siamo costretti a farla qui". La scritta e il tono non poterono chiaramente passare sotto silenzio.

Vennero fatte alcune foto e il tutto fini' per procurare un qualche grattacapo a qualcuno. Per il resto non ci furono polemiche. Ne' in un senso ne' in un altro. Il sostanziale "patrimonio di tutti" fu' centrato. Venne il giorno del gran debutto alla "Ribalta" di Bologna : teatro all'avanguardia per eccelenza.

La commedia sostanzialmente piacque. Qualche critica su qualche "esse" bolognese di troppo. Ma nulla di piu'. E quando andava male, c'era sempre il senso politico-sociale del testo a venirci incontro. Dopo la ribalta fu' la volta della Sala serenella al Circolo ARCI Leopardi di Bologna. Il mitico Spartaco. Quello che solo qualche anno prima aveva visto il debutto dei mitici Tombstones e dove ancora suonavano. Un mito. La sera dopo la nostra rappresentazione avrebbe invece suonato il cantautore bolognese Claudio Lolli; quello degli "zingari felici" e di "Piazza bella piazza". La sciammo il giorno prima il nostro impianto luci incustodito in sala. Il giorno dopo ne trovammo due…
Il buon Buzzolari si arrabbio' non poco, ma non gli rimase altra strada che andare dal fabbro di Pianoro Attilio Cileni e farsene fare un altro. Poi fu' la volta del circolo ARCI del Botteghino, delle trasferte in teatri anche importanti, come Casalecchio, Dozza, San Giovanni in Persicelo e di una sentita rappresentazione all'Istituto Sirani di Bologna, dove fummo invitati dal Consiglio di Circolo.

L'attivita' del gruppo prosegui' fino a tutto il 1975, quando i due Claudi in servizio militare ed esauritasi un po' la spinta propulsiva, la commedia comincio' a starci stretta. Una breve parentesicon un altro tentativo di rappresentazione teatrale "Ciuffetto Rosso", dove le giovani comparse della prima commedia diventarono soggetto e protagonisti. Poi si chiuse con la stagione del "teatro".

Volevamo altre forme di partecipazione. Diciamo piu' politico.
Un gruppo di donne diede vita ad un progetto esemplare di "Consultorio donne" , che affronto' per anni le problematiche del mondo femminile a Pianoro. Altri diedero vita un giornalino dal titolo inequivocabile "Il Collettivo". Come inequivocabile fu' il titolo del secondo periodico nato poco dopo: TILT, in ossequio al periodo alquanto confuso che si stava vivendo. Eravamo nel 1977/78. Anni di attentati di qua e stragi di la. Terrorismo a go-go.

Come il titolo del giornale anche noi facemmo tilt. Dalle ceneri di tutto questo ed in riunioni tenute alla biblioteca di rastignano, nacque l'ennesimo giornale " LALUNA NEL POZZO" . Duro' qualche anno e fece alcuni numeri memorabili, come uno "Speciale Savena", nel quale con nomi e cognomi si denunciavano le gravi responsabilita' della pubblica amministrazione pianorese e non solo, per lo stato di abbandono nel quale versava il territorio e il Savena in particolare. Era il 1980.
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Claudio Scandellari, il sognatore, ha continuato a sognare. Savino Paradiso, dalle scenografie della commedia è arrivato a laurearsi in Architettura. Marco Pancaldi, il grande Marco, ha continuato la sua passione musicale e civile suonando in tanti gruppi musicali e nel Canzoniere delle Lame, quando, troppo presto, ci ha lasciato. Paolo Brighenti è giornalista al Resto del carlino.

Umberto Ori, continua a recitare, il testo della commedia…. La scuola pubblica, il servizio pubblico, la classe operaia, gli scioperi, le ingiustizie,.. Rivoluzionario, amodo suo era, a modo suo ,è.

Chi scrive ha fatto un po' questo e un po' quello. E due o tre cose sul suo paese.

Mario Santagata fu destinatario della peggior proposta che potesse essere fatta ad un amico. Candidarsi a fare il vicesindaco di Pianoro. Accetto' e lo fece bene per 5 anni. Dopodiche' "aveva gia' dato" . Non ne volle piu' sapere, pur continuando ad impegnarsi nel sociale .

Elisabetta Lazzaroni, "pasionaria" era, pasionaria è rimasta.

Claudio Bolognini, dopo una breve parentesi a Bologna, con Pianoro nel cuore, è ritornato con due romanzi sul suo paese.

Pianoro 20/12/2003 Vitali

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